martedì 29 settembre 2009

Woody Allen e Roberto Saviano




Sì vabeh non fate caso all'accoppiata che poco c'azzecca, se non che venerdì entrambi mi hanno fatta emozionare.
Infatti venerdì sera sono andata al cinema a vedere l'ultimo film di Woody, "Basta che funzioni". Adoro lui ed i suoi films, i suoi personaggi, tutto, li ho visti quasi tutti ma ero un pò dispiaciuta perchè sapevo che in questo film per l'ennesima volta non l'avrei visto comparire come attore.
Avevo letto le critiche ottime e sono assolutamente d'accordo; questo film è il ritorno di Woody! Dopo alcuni thriller psicologici (comunque ben riusciti secondo me) e commedie ironiche, questo è un pò il ritorno alle sue prime opere, tipo "Io ed Annie" o "Manhattan".
Forse perchè è tornato nella sua città, New York, che è sempre grande fonte di ispirazione non solo per lui, forse perchè ha trovato un attore che sappia essere un suo perfetto alter ego, David Larry, ed una nuova musa, Evan Rachel Wood (conosciuta soprattutto per essere una ex fiamma di Marilyn Manson...ma come ha fatto povera, lei così bella...).
Per farla breve in questo film ho trovato tante verità, tanto disincanto e tanta bravura.
Il protagonista è straordinario col suo cinismo, con le sue paranoie ipocondriache ed ansiolitiche alla Woody (che io capisco molto bene!), con i suoi tentativi di suicidi tragicomici, riesce a svelarci la realtà della vita come nessuno, ma senza intristire troppo!
La protagonista femminile è altrettanto straordinaria col suo candore, la sua positiva ingenuità e voglia di vivere.
Il pessimismo cosmico si trasforma alla fine nel titolo, "Whatever works", perchè a volte senza farsi troppi problemi e nonostante la tragicità della vita, basta che funzioni ed anche noi "vermetti" possiamo godere di un pò di serenità.
Tornata a casa non mi potevo assolutamente perdere la prima puntata della Daria, interamente dedicata a Roberto Saviano in occasione dei suoi 30 anni.
Mi emoziona sempre molto Saviano e lo ascolterei per ore.
Mi schifano sempre molto invece le interviste ai suoi compaesani, addirittura gli studenti, che per la maggior parte lo insultano e lo detestano come fosse lui la causa dei problemi delle loro zone e del nostro Paese, non la mafia che fanno ancora finta di non vedere.
Questa omertà e questa ignoranza sono un affronto a chi si batte ogni giorno, a chi ha dato coraggiosamente la propria vita, e ad un ragazzo di 30 anni che solo per aver messo nero su bianco quello che ha sempre visto e saputo dove è nato e cresciuto, deve vivere sotto scorta, lontano dai suoi affetti e sopportare pure gruppi su Facebook che sperano gli venga un tumore.
Questo è il nostro Paese purtroppo, questa è l'Italia, un paese pieno di "vermetti" come direbbe il protagonista del film di Woody, ma dove per fortuna ci sono anche persone con uno sguardo onesto e profondo come quello di Saviano, a cui auguro almeno altri 30 anni della vita migliore che possa desiderare.




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